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"VIDONCI",1999.
Nel giugno del 1999 il fotografo Fabio Boni e lo scrittore Giorgio
Messori hanno visitato il campo di Vidonci, in Slovenia, dove in tempi
diversi s'erano rifugiati profughi provenienti dalla Bosnia e dal
Kosovo. Il libro vuole documentare la vita quotidiana e gli incontri
che possono avvenire al campo, rifuggendo dal facile pietismo e da
qualsiasi spettacolarizzazione della sofferenza e del disagio. Ritraendo
volti, accennando e raccontando storie degli ospiti di Vidonci, si
sono voluti ricordare anche gli effetti più duraturi di una
guerra, quando questa è ormai uscita dal clamore dell'informazione,
cercando di avvicinarsi per quanto possibile alla vita di chi ha dovuto
abbandonare forzatamente la propria terra, iniziando un esilio che
per molti di loro non avrà mai fine. |
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"ÆMILIA",1996.
Nato da un progetto di ricerca fotografica sulla città di Reggio
Emilia, promosso dalla Fototeca della Bibliotca Panizzi, questo volume
raccolgie le immagini di alcuni tra i più significativi protagonisti
della fotografia reggiana, impegnati in un piano coordinato di lettura
e interprertazione della realtà urbana. “La scelta di
Boni è di allargare il ritratto alle famiglie e di tenere in
particolare considerazione i diversi ambienti nei quali le famiglie
vengono rappresentate. Le fotografie contengono un elemento minimo
di narrazione-sono piccole scene in interni o in esterni- e talvolta
un poco di movimento: il lavoro si connota in senso vagamente cinematografico,
forse anche televisivo.” (Roberta Valtorta) |
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"ABITANTI",2001.
Glii abitanti fotografati sono alcuni dei quattromila soci della cooperativa
Andria. Potevano essere anche altri, oggi ogni famiglia ha una sua
storia originale e qualcosa da raccontare. Andria è una cooperativa
di Abitanti di Correggio (RE). “Ho incontrato gente di ogni
colore e provenienza, dalla Sicilia, da Napoli o da Londra, e anche
da lontano, dall’India, dall’Africa o dalla Cina. Riguardo
i colori c’è di buono che gli emiliani sono daltonici
nell’anima, e li notano poco” (Giuseppe Pederiali). |
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"LA CAMPAGNA E IL DESERTO",1997.
Nel suo percorso di lavoro con gli anziani, Fabio Boni ha inaspettatamente
incontrato fisionomie del tutto diverse, e vite per così dire
opposte, nuove e appartenenti ad un continente, l’Africa, del
quale sono in tempi recenti capiamo la vicinanza. Lo spostamento geografico
e mentale del fotografo ha determinato mutamenti nel suo linguaggio:
il colore ha preso il posto del bianco e nero, i tessuti decorati
e i tappeti, sono entrati a comporre la scena e ad ambientare le figure
umane, in luogo del collaudato fondo bianco. Individui, coppie, donne
con bambini, gruppi variegati animano l’immagine. L’ipotesi
di un popolo si affaccia immediata. |
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"LA SCUOLA EMILIANA DI FOTOGRAFIA",1997.
Nel processo di rinnovamento dei linguaggi della fotografia italiana
contemporanea in atto dai primi anni Settanta, alcuni autiori dell’area
emiliano-romagnola, quali Franco Vaccari, Luigi Ghirri, Guido Guidi,
Franco Fontana, hanno svolto un ruolo-guida ormai decisamente riconosciuto.
Si può oggi parlare in termini storici di “scuola Emiliana
di fotografia”.
Questo volume riunisce per la prima volta una selezione di opere di
più di venti fotografi che intende indicare alcune linee di
sviluppo e alcune influenze importanti, dai maestri agli autori più
giovani. |
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"PHILIPMORRISGALLERY",1999.
Nel moltiplicarsi degli interventi e delle possibilità che
oggi la fotografia offre, si è scelto consapevolmente di proporre
dodici visioni, nate da un progetto di “galleria virtuale”
che trovava il proprio spazio “espositivo” sull’ultima
pagina del supplemento culturale di un quotidiano. Dodici immagini
simbolo di una lettura soggettiva la cui somma, negli intenti, avrebbe
dovuto offrire una panoramica non esaustiva ma comunque sufficientemente
varia delle tendenze in atto. |
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